2 gran figli di…

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4.0 Awesome
  • voto 4

Che 2 gran…

Per far abboccare quella fetta di spettatori che ama la comicità grassa e farsi grosse risate velocemente, la usuale fantasiosa distribuzione italiana ha marchiato il film di Lawrence Sher con un titolo fiammante e accattivante, che sicuramente certifica rapidamente l’aspetto triviale e l’aspetto conviviale (nel senso proprio di poco impegnativo) di tale prodotto, però che discosta troppo da quello originale, che vuole racchiudere il “profondo” senso del film. 2 gran figli di… ha molto umorismo grasso e demenziale (per non dire demente), però dentro questo spesso strato di adipe scatologico si nasconde un discorso lievemente maturo, e tutta la vernacolare vicenda si trasforma, alla fine, in una noiosa e sapida commedia con happy-end. Cioè, tanto rumore comico – non funzionale – per poi chiudersi in una leggero sorriso conformista.

Detto questo, ci sarebbe veramente poco altro da aggiungere su quest’altra – stupida – commedia americana, che, per essere buoni, può suscitare al massimo un accenno di sorriso. Tutto quello che compone questa pellicola è solamente un riciclo di consueti cliché comici messi insieme per creare una spericolata opera buffonesca, che faccia ribaltare sulle poltrone gli spettatori. Ecco quindi che nella trama vi troviamo la strana coppia costretta a convivere; un lungo viaggio di scoperta costellato da ostacoli buffi; battute grevi per affermare il politically incorrect; scene fisiche demenziali per ridere fragorosamente; apparizioni di personaggi secondari ridicoli per ingrossare le situazioni comiche. Quindi l’aspetto più interessante di 2 gran figli di…, risiede nella composizione di questa nuova strana coppia demenziale. Ad affiancare un usurato Owen Wilson, ormai spenta imitazione di se stesso, viene chiamato l’attore Ed Helms, molto più noto come Stuart “Stu” Price nella serie Una notte da leoni. Una sperimentazione attoriale che cerca di creare un nuovo duetto comico per probabili nuove dissacranti commedie future, però in questa prima unione la comicità non funziona. Al di là di un copione fintamente iconoclasta, scritto da Justin Malen, e da una regia poco ardita di Sher, il duo Wilson e Helms non riesce mai a interagire bene insieme e far scaturire almeno flebili scintille comiche, e quello che rimane sono soltanto battibecchi noiosi tra due fratelli agli antipodi. E, rimanendo sul cast, ancor meno comiche sono le diverse figure paterne che colorano questo on the road. L’ex giocatore di football Terry Bradshaw, che interpreta se stesso, deve raffigurare i desideri del ceto medio americano che vorrebbe come padre un campione sportivo. Ving Rhames, nella breve apparizione, si trova a recitare uno sproloquio escrementizio pseudo-tarantiniano tanto volgare quanto poco ilare; J.K. Simmons (superbo in Whiplash) risolleva un poco con la sua classe un personaggio squallido che altrimenti non avrebbe suscitato reali risate. Christopher Walken, che dovrebbe essere l’asso nella manica del film (infatti è lasciato per ultimo), sembra capitato lì per caso, e la sua ingessata interpretazione conferma la sua poca voglia di comparire in questa pellicola. Glenn Close, lontana da interpretazioni di spessore che gli hanno dato fama, fortunatamente compare poco e non è costretta a dire trivialità.

Roberto Baldassarre