11° Irish Film Festa: avvicinamento

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Resi noti i titoli e gli eventi della nuova edizione!

Per tradizione su CineClandestino preferiamo presentare i festival più a ridosso della loro data d’inizio, che quest’anno nel caso dell’Irish Film Festa è il 21 marzo. Ma anche considerando il successo (e la riconferma) della media partnership intrapresa dalla nostra rivista nella scorsa edizione, ci è venuto spontaneo curiosare tra i titoli di un programma da poco reso noto, per fornire al pubblico qualche gustosa anticipazione.

In realtà già da qualche tempo era stata presentata la lista dei cortometraggi selezionati, che sono sempre più un fiore all’occhiello del festival diretto da Susanna Pellis: lo sono sia per la media qualitativamente piuttosto alta delle opere visionate in questi anni, sia per la partecipazione così intensa e vivace degli ospiti irlandesi, che siano registi, attori, produttori o altro, ai Q&A e alle diverse occasioni di confronto andate in scena finora alla Casa del Cinema. Ed è per questo che vi consigliamo di prendere parte al panel di approfondimento con gli autori dei corti, che per l’undicesimo appuntamento con l’Irish Film Festa si annuncia particolarmente ricco!
Ma un’altra prerogativa della manifestazione cinematografica che appare in netta crescita, rispetto alle primissime edizioni, è quella che si riflette poi negli incontri letterari. Interessanti lo sono stati ogni volta, anche nel recente passato. Gli organizzatori sembrano però orientati a concedere uno spazio sempre maggiore e orari più confortevoli a presentazioni di libri, tavole rotonde ed eventi di natura affine, da cui è destinato ad emergere un ampio spaccato della cultura irlandese contemporanea, nonché delle problematiche più sentite da scrittori e giornalisti di primo piano: nasce così la nuova sezione #IFFbooks. In tal senso si configura di grande impatto l’annunciato incontro, che vi segnaliamo con particolare premura, il cui protagonista sarà un pluripremiato scrittore irlandese, Paul Lynch, già autore di tre romanzi di successo: “Red Sky in Morning” (Cielo rosso al mattino, 2013), pubblicato in Italia dalla casa editrice 66thand2nd, “The Black Snow” (2014) e “Grace” (2017). Lo stile di Lynch, paragonato a quello di Seamus Heaney e Cormac McCarthy, ha ricevuto apprezzamenti da altri affermati scrittori irlandesi come Sebastian Barry e Colm Tóibín.

Come accennavamo all’inizio, un’analisi più curata della programmazione vorremmo fornirla in prossimità del festival, che durerà per l’appunto dal 21 al 25 marzo 2018. Ma qualche parola sui lungometraggi selezionati possiamo dirla già ora, quantomeno per suggerire con pochi titoli la varietà e l’interesse della proposta. Un primo consiglio è di approfittare dello speciale legame tra Irish Film Festa e Cartoon Saloon, lo studio d’animazione con sede a Kilkenny così apprezzato a livello internazionale dopo la realizzazione degli splendidi The Secret of Kells (2009) e Song of the Sea (La canzone del mare, 2014), per recuperare (qualora non lo si sia già intercettato, come abbiamo fatto noi, al Festival di Roma) The Breadwinner di Nora Twomey, accolto con entusiasmo nel circuito festivaliero e recentemente candidato agli Oscar. Altro titolo sulla carta molto gagliardo è No Party for Billy Burns, scritto e diretto dall’esordiente Padraig Conaty, western contemporaneo ambientato nella cittadina di Cavan, al confine con l’Irlanda del Nord. Ancora più emozionante è la presenza in cartellone di Maze, film di Stephen Burke sull’evasione di 38 detenuti repubblicani dal carcere di Long Kesh nel 1983. Per l’occasione saranno al festival il regista, la produttrice Jane Doolan e il protagonista Barry Ward (lo ricordiamo in Jimmy’s Hall di Ken Loach, Pursuit di Paul Mercier visto all’IFF due anni fa, L’accabadora di Enrico Pau). Maze ha ottenuto un grande successo di pubblico in Irlanda (è al momento il film irlandese ad aver incassato di più nel primo fine settimana in sala, record precedentemente detenuto da Room di Lenny Abrahamson) ed è stato candidato a quattro premi IFTA. Un ottimo pedigree, ma soprattutto una riconferma dello sguardo così empatico e partecipe che l’Irish Film Festival continua a rivolgere, da varie angolazioni, alla questione nordirlandese.

Stefano Coccia